Don Gallo, Genova 23 Luglio 2011
Genova, 23 Luglio 2011.
Don Gallo sventola una sciarpa (rossa), e mentre saluta con il pugno chiuso sulle note de “Il Testamento di Tito” di Faber viene applaudito da molti che affolliamo la piazza; Padre Alex Zanotelli è lì da qualche parte, celebreranno una messa insieme.
Questa chiesa avrebbe qualcosa da dire, questa chiesa troverebbe un dialogo con molti.
La chiesa che in strada si affianca a prostitute e papponi, tossicodipendenti e spacciatori, agli operai fuori da Finmeccanica, ai portuali immolati sull’altare di un maggior profitto, e che è a fianco di chi lavora su terre confiscate alle mafie.
La chiesa che si schiera e si batte per l’acqua pubblica, e per le de-finanziarizzazione dell’economia, per l’azzeramento del Privilegio, per i migranti da ogni dove e verso ovunque, e che si batte contro quelli che “i mafiosi li chiamate eroi, e che il corrotto lo chiamate pio”.
La chiesa di Don Ciotti, di Don Gallo, di Padre Zanotelli, e di molti come loro, meno conosciuti e laboriosi ugualmente.
Una chiesa che non è folklore, cari benpensanti.
Sono invece coloro che trattengono questa chiesa nella realtà, e non la lasciano andare ad una deriva fatta di manifesta collusione con i poteri dittatoriali, verso un manifesto potere temporale, verso un degrado fatto di ori, poteri, banche, armi, privilegi. Verso una deriva di potere che giustifica tutto, le droghe per quietare i seminaristi, i pedofili nelle parrocchie.
Come già accaduto in passato, e come rischia sempre di accadere per una istituzione conservatrice, reazionaria, controllata dal e col denaro.
Ringraziate anche i non cattolici, e i non credenti, e gli atei e gli agnostici, perchè è anche grazie a loro che, dialogando con i Gallo e gli Zanotelli ed i Ciotti, permettono al cattolicesimo di provare ancora a testimoniare ciò in cui crede.
Non avrai altro Dio all’infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall’est
dicevan che in fondo era uguale.……
Il quinto dice non devi rubare
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.……
(Fonte: circolaria)